venerdì 23 dicembre 2011

Turn off my mind

Ricordo quando eravamo piccoli, col mio fratellino, unici di 13 cugini rimasti a Roma con la famiglia, mentre gli altri nostri coetanei son tutti emigrati negli States a cercare una vita migliore.
Ho sempre avuto pochi parenti intorno, una famiglia molto moderna, senza legami forti o tradizionali, qualche telefonata ogni tanto, qualche cena di Natale e a volte, ma solo per punizione, i compiti si facevano con mia nonna, un mancato generale della vecchia guardia che ci teneva a bacchetta sotto il suo controllo.

Mamma ha sempre lavorato otto ore al giorno, ammazzandosi per portare noi bambini il pomeriggio in piscina o a calcio.
Mio papà girava il mondo per lavoro e quando era a casa non si capiva bene se stesse male con la schiena per via dell'inattività o per evitare le uscite di famiglia.

Mamma ce la metteva tutta per non farci sentire troppo diversi, l'affetto non c'è mai mancato, papà ce ne dava a modo suo, ma la più ganza di tutte era la sorella di papà.
Mia zia non ha mai avuto figli, ho scoperto da più grande che non ne aveva potuti avere.
Era la tipica zia che vorrebbero tutti, molto alternativa, quasi Gipsy. Amava trascinare me e mio fratello in avventure esplorative per le campagne e i boschi, ci portava a cavallo, ci faceva conoscere sempre posti nuovi.
Saltare sulle balle di fieno d'estate e andare in montagna a vedere i cervi, prendere un treno e partire lontano per due giorni, lasciando mamma e papà alla loro intimità.

Abbiamo conosciuto città italiane che sembravano lontanissime, ci portava a Modena e Urbino, ci faceva esplorare Roma alla ricerca di posti sconosciuti.
Eravamo sempre noi: due fratellini, mia zia e il suo cane, una meticcetta di taglia media che è vissuta 19 anni, praticamente un'altra cugina.

Poi, quando avevo circa 13 anni, ho notato uno stravolgimento nel carattere di mia Zia.
Da briosa giovane folle alla ricerca di nuove avventure, rapidamente s'è trasformata in una donnina Zen, tutta meditazione ed equilibrio.
Movimenti lenti, sorrisi dolci, giornate passate dentro casa a cucinare enormi pranzi per parenti e infiniti amici col nuovo compagno.

Ho sempre invidiato la sua forza di volontà, il suo essere solare e aperta ad ogni nuova conoscenza.
Mi stupiva come riuscisse a cavare un'amicizia persino dal pescivendolo del mercato che barava sempre sul peso della bilancia poggiandoci i gomiti.

Da piccola mi han sempre detto tutti che somigliavo a mia zia in modo impressionante.
Due gocce d'acqua, da bambina era uguale a me.
Non è che zia fosse una fotomodella, e non è che ora sia una di quelle cinquantenni che sembrano uscite sempre da un trattamento di bellezza.
Ma c'è sempre stato nel suo sorriso qualcosa di forte e contagioso, qualcosa che regalava a chiunque la conoscesse il dono di saper sorridere di nuovo a sua volta.

Ho passato ventitrè anni a correre.
Frenetica come nessun altro, faccio il doppio delle cose nella metà del tempo.
"Flash Gordon", "una scheggia", "Click pazzo", quanti nomignoli mi affibbiavano a casa e a scuola.
Le amiche poi hanno sempre ammirato il mio modo un po' folle di affrontare le situazioni.
A volte spericolata ma sempre bravissima nell'evitare i cattivi risvolti.
Cavare un ragno dal buco è l'arte segreta che molti mi invidiano.
E di certo l'inattività non è mai stata il punto forte di una che soffriva di iperattività e che a volte sfociava nel bipolarismo più puro, alternando momenti di folli corse al successo, ad altri di tremenda depressione da domande esistenziali.
Ho subito deplorevoli sconfitte che mi hanno rafforzata, ho ottenuto vittorie impensabili solo grazie alla mia testa dura.



E ora credo che finalmente siamo arrivati in uno di quei momenti della vita in cui un pochino ci si rilassa.
Non ho nulla in mano di definitivo.
Non ho comprato una casa, non ho un matrimonio o un figlio, non ho un lavoro da manager in una grande multinazionale e non mi sono laureata.

Eppure, per la prima volta in vita mia, mi sento "tranquilla".
Ho la mia casetta in affitto dove, pare, non mi butterano fuori dall'oggi al domani.
Ho le mie splendide amicizie che non spariranno per una qualsiasi stupidaggine.
Ho un fidanzato splendido che non mi fa piangere la notte.
Ho i miei soldini e, quando sono pochi, trovo sempre il modo per rimediare.
E poi ho il mio lavoro. Fisso. Indeterminato. Un posto con gente triste che odia la propria vita. Un posto dove io risalto e spicco per le miei qualità che sono apprezzate e, si lo ammetto, invidiate.
Un posto dove da giorni i fornitori mi fanno recapitare regali di natale, pensierini, messaggi d'auguri.
Un posto dove mi sento di poter dare sempre il meglio di me.

E così, come mia Zia ha fatto a 50 anni, forse è accaduto anche a me di "rilassarmi" e trovare un equilibrio. Imparare d'improvviso ad apprezzare questa situazione in cui non devo per forza correre per evitare di esser sbranata dal lupo.

Ma forse, e dico forse, non ho razionalizzato per tempo la situazione e mi son ritrovata d'improvviso di fronte ad amici e parenti preoccupati, persone che mi chiamano per chiedermi come sto, quando una volta ero io che tenevo le fila dei miei rapporti sociali.
Ieri la mia migliore amica, a pranzo, mi ha inchiodata ad una sedia per capire cosa succedesse. Era preoccupata, dice, di vedermi così fiacca. "Non è che sei depressa?"
Il mio ragazzo ieri sera ha messo sù una filippica.
"Ti sei stancata di me? Ti annoi? Hai conosciuto un altro?"
E mia madre al telefono continuava a ripetere che mi sente sempre poco entusiasta, che rispondo ogni giorno la stessa cosa "Tutto bene, non ci sono novità".

Non so, forse presto mi mancherà il brivido e l'emozione dei rompicapo quotidiani. Forse sentirò presto la necessità di re-infilarmi in qualche casino e di doverlo poi risolvere.

Ma per ora sono semplicemente felice, contenta di ciò che ho ottenuto, tranquilla nella mia vita normale, senza troppi fronzoli ma con tante soddisfazioni.

Ma la domanda che mi fanno tutti continua a balenarmi nel cervello...
Forse mi sto spegnendo troppo?

4 commenti:

pincocarla ha detto...

... Stai diventando veeecchia , tesoro !!! ;-P
No , seriamente , il processo che stai attraversando lo sento naturalissimo e molto positivo .
Forse invidio pure il Post che hai appena scritto :-O
Ad ogni modo , il segreto-della-vita é quello di osservarla e lasciare che sia lei a darci le risposte che non abbiamo chiesto : tu mi sembri sulla " strada giusta " ( no-pun-intended .. hehe ).
BRAAVA !!!!!!

Anonimo ha detto...

Se essere "sereni" significa spegnersi allora non hanno capito nulla. Non ti fare influenzare dalle loro opinioni, le persone troveranno sempre qualcosa che non va in te, in me in tutti....
Un bacio :)

Il Rompibloglioni ha detto...

Condivido il pensiero di Carla, perché ti capisco benissimo, è il "difetto" che ho anche io, per anni mi sono stramaledetto l'esistenza per far di tutto e di più, bruciando tempi e tappe, poi, una volta raggiunto un certo equilibrio, quella piccola sicurezza dovuta agli affetti, ho tirato una bella pedata al pedale del freno, stavo e sto bene, ma in un primo momento, chi mi stava in giro, come nel tuo caso, ha cominciato a far domande, all'inizio pensavo per informarsi del perché di questo "rallentamento", ma poi, tristemente, capii Che questo interesse non era nei miei confronti, bensì nelle loro necessità, cioè temevano che questo mio "accomodarsi" non mi avrebbe permesso di impegnarmi sufficientemente per le loro necessità...
Che tristezza...
Allora, chiusi molti ponti e sbattei parecchie porte in faccia, e sono contento di averlo fatto, sto molto meglio, ci sono meno persone nella mia vita, ma quelle che ho, sono vere e sincere.
Non ti stai "spegnendo" tutt'altro! Stai prendendo coscienza del tuo vero io, ti stai distaccando da ciò che non serve mentre rafforzi quello che senti importante.
Bene, molto molto bene, continua così.
Baci.

Chiara di Notte - Klára ha detto...

Forse mi sto spegnendo troppo?

Attenta alla noia...